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Le parole che da questo luogo si tuffano nel web, sono frammenti di un manoscritto che diventerà libro. Nel gioco del dialogo mediterraneo la tua voce è la benvenuta. Se poi avrai voglia di condividere alcuni di questi frammenti ne sarò onorato, ma, se lo farai, ti prego solo di citare la fonte riportando la dicitura "tratto da www.comunicaremediterraneo.it di S.P."
Ti ringrazio per essere qui.

Medusa era una dea. La più bella. Eppure noi la ricordiamo come una figura orribile, una delle rappresentazioni del male più inquietante che l’arte ci ha voluto trasmettere: il ghigno malefico di una testa mozza con serpenti al posto dei capelli. Come mai a Medusa fu tagliata la testa? Perché molti di noi non sanno che “medusa” deriva dal sanscrito medha (greco metis; egiziano maat o met) e vuol dire saggezza? La bellezza di Medusa andava molto al di là dell’aspetto esteriore. Essa incarnava la percezione, il contatto sensibile con tutto e tutti, con l’ambiente e con il tempo. Rappresentava i cicli del tempo come passato, presente e futuro e i cicli della natura come vita, morte e rinascita. La sua bellezza si nutriva di complessità ed era colei che creava e distruggeva, alla continua ricerca di perfetti equilibri naturali. Dei tre mondi conosciuti (il cielo, la terra e gli inferi) Medusa era la mediatrice (medium, canale di comunicazione) e il filtro. Come le acque del Mediterraneo determinano i confini tra popoli e culture, così Medusa era la terra di mezzo tra il visibile e l’invisibile: un archetipo che testimonia il “passaggio”, l’”evoluzione”. Medusa era anche la signora degli animali, energia latente ed attiva nella natura, ma, più di ogni cosa, era la verità ultima oltre ogni possibile dualismo. Anche Zeus se ne innamorò e dal loro amore nacque Atena. Medusa: meravigliosa e superba sintesi di sapienza, intuito, coraggio e di tutte le doti femminili, fu la più venerata, almeno fino al 600 a.C., poi qualcosa cambiò. Poseidone, fratello di Zeus, irresistibilmente attratto da Medusa la violò, costringendola ad un rapporto sessuale sul pavimento del tempio di Atena. Quest’ultima, irritata dall’affronto, punì Medusa trasfor-mandola in un mostro: il corpo si ricoprì di scaglie; le mani divennero di bronzo; i denti come zanne di cinghiale; i capelli dei serpenti; occhi di fuco; lingua penzolante. Atena, in più, aveva dato al suo sguardo il potere di trasformare in pietra chiunque la guardasse negli occhi. In realtà, questa fu la peggiore condanna: quella di non poter guardare chi si ama. Una schiavitù che porta a non amare. Medusa divenne dunque una Gorgone (da gorgòs, spaventoso), la regina delle amazzoni, guerriere africane che compirono innumerevoli gesta eroiche, donne ammirate e temute per il loro valore. Medusa era l’unica mortale tra le Gorgoni. Fu Perseo, figlio di Zeus, ad ucciderla: le tagliò la testa e la consegnò al suo Re poiché lo incoraggiò a compiere imprese impossibili, come quella di uccidere Medusa. Dal 600 a.C. in poi, all’adorazione di Medusa fu sostituita quella per Atena. Perché Atena? Chi è veramente Atena? Atena nacque sì dall’amore tra Zeus e Medusa, ma nacque dalla testa di Zeus. Fu una nascita ad “inseminazione mentale”, non fu necessaria la maternità ed il ventre di donna. Atena è la dea della conoscenza e della forza fondata sull’intelligenza, la ragione, le armi. Medusa era la dea della sapienza fondata sul contatto con il mondo sensibile. In quel periodo si fortificava l’idea che l’uomo, con l’ingegno e la forza, potesse dominare la natura. I rituali dedicati a Medusa furono dunque sospesi, i santuari distrutti, le sacerdotesse violentate ed uccise. La sua effige divenne simbolo del male. Ecco cosa scrive in quegli anni un uomo “illuminato” dalla ragione e dalla mente matematica: “C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna” Pitagora (575 a.C. – 495 a.C.). Ho la vaga sensazione che nelle tracce del mito si nascondano, in modo neanche tanto ortodosso, chiari indizi del periodo in cui alla femminilità si oppose la maschilità. Fu forse da allora che alla donna fu tolta la voce? Fu allora che la donna cominciò a divenire immagine del male. Non a caso, a Pandora come ad Eva, fu attribuita la responsabilità (per la loro “curiosità”) di aver causato tutti i mali dell’umanità.

A ben vedere molto anticamente (1400 a.C. circa) Medusa veniva chiamata anche Neith, Anath, Athene, oppure Athenna e Athana. Mi sa tanto che il mito ci vuole dire che fu Atena a ribellarsi ad una parte di sé, quella più debole e dannosa, quella femminile. Dunque fu la donna stessa, autonomamente e intelligentemente, a decidere di far prevalere una parte di sé (quella più maschile) per sottomettere l’altra (quella femminile). Atena, e quindi l’uomo, ora, potevano finalmente fare uno scatto evolutivo affidandosi alla razionalità. La conoscenza silenziosa del corpo e la saggezza legata ai cicli naturali, divennero un peso. E fu la donna stessa, ragionevolmente, a liberarsene. Questo ci ha inculcato il mito. Tant’è che anche le rivendicazioni femministe, in realtà, erano nel solco del maschilismo, cioè mirate a fortificare la parità e l’identificazione con il mondo maschile, in quanto unica possibilità per una vita di riscatto. Il rinnegamento delle doti femminili, da parte delle stesse donne, è stato un grande delitto per tutti.

È così che all’evoluzione culturale e sociale dell’umanità, abbiamo sottratto per millenni la voce della donna, fondamentale per una più sensata e sensibile evoluzione. Abbiamo fatto un scelta: abbiamo preferito l’energia della ragione e delle tecniche all’energia della conoscenza sensibile e dell’intuito. Certo, dai tempi del mito greco ci siamo evoluti. Ma in che direzione? Era una strada possibile, entusiasmante. Forniva all’uomo lo scettro di re, sul regno degli uomini, degli animali, delle piante, della terra e del tempo. Ora, nel 2012, quella strada appare decisamente corta, sbarrata. È necessario guardarsi indietro e cercare altrove le vie per una evoluzione più felice, armonica e durevole.

Se curiosiamo intorno a quegli strani fenomeni della comunicazione che fanno sì che un’idea pensata non sia mai uguale a quella spiegata a voce, che a sua volta non sarà mai uguale a quella messa per iscritto, che non sarà mai uguale a quella messa in atto e che, infine, non sarà mai uguale a quella percepita, intuiamo come l’essenza di un messaggio possa esse colta solo dall’inconscio.

La donna ci invita a considerare l’ascolto come motore della comunicazione, del pensiero e dell’azione. Un ascolto estetico e biologico. Per sua natura la donna è connessa ai cicli della vita. Non un istinto meccanico legato alla vita come sopravvivenza, ma un istinto sensibile, emotivo, attento alla vita nella sua complessità ed evoluzione armonica. L’identità femminile è preziosissima ed il suo pieno e consapevole recupero è condizione necessaria per il Nuovo Rinascimento. Solo a partire da queste attitudini la comunicazione potrà candidarsi ad un ruolo benefico e costruttivo. Il risveglio dell’identità della donna, al pari di quello dell’identità dei Sud del mondo, è sia il presupposto che il centro dell’utopia neorinascimentale del comunicare mediterraneo.

Ci sono molte similitudini tra l’universo femminile e quello delle popolazioni del Sud e non solo per aver subito medesime e secolari condizioni di oppressione, o per i luoghi comuni e stereotipi con cui vengono etichettati. La loro somiglianza è sul piano del rapporto di comunicazione tra la propria identità e tutto il resto. Il Sud e la donna sono il ventre dell’umanità, centro nevralgico e di raccordo di tutte le connessioni sensibili tra il proprio corpo e i cicli naturali. La donna, come il Sud, è profondamente legata ai ritmi e agli equilibri vitali della natura. Il suo istinto è sempre in difesa della vita, non la propria, ma la vita in senso più ampio. Ha in sé il senso della misura. È essa stessa fonte di vita e, pertanto, riconosce e sente tutto ciò che è contro la vita. L’inconscio femminile è il deposito della coscienza ecologica. Il suo inconscio è una sorgente infinita, un medium perfetto, come la nostra Medusa, per accogliere i messaggi della vita. Liberare la voce della donna vuol dire liberare, ascoltare e condividere quei preziosi messaggi. I valori e le attitudini femminili sono, dunque, fonte di speranza per la rigenerazione dell’ambiente e per la nostra felicità. Intuito, sensibilità, amore, cura, attenzione, creatività, vitalità e trascendenza sono solo alcune delle virtù femminili che riattivano il contatto e il senso di appartenenza all’universo umano e naturale. Tutte le antiche e sagge culture dell’uomo hanno riconosciuto nella donna un intimo e quasi corporeo rapporto di comunicazione con la terra. Secondo quei popoli, la Grande Madre, Madre Terra, infuse nel corpo femminile il potere di generare la vita, di curare, di allontanare la morte e di rinascere. Anche Demetra, mito della fertilità legato alla cultura contadina, dea della terra e grande nutrice, è espressione della complessa dimensione femminile fragile ma tenace, terrena ma sensibile. Nel mondo simbolico la donna è colei che ha il ministero delle percezioni e dei sentimenti e, essendo connessa biologicamente ad un ciclo interno di fertilità, come la terra con il suo ciclo di fertilità, ha la capacità di scavare in profondità, saper aspettare e risalire alla luce per creare e rinascere.

La donna è “vivençia”. Vivençia è un termine spagnolo difficilmente traducibile se non con un concetto. Indica l’esperienza della vita mentre la si vive, un’esperienza che si nutre del passato rendendolo vitale per il presente ed il futuro e consegnando alle generazioni preziosi saperi. È la ricerca di consapevolezza che genera conoscenza e coscienza, è la vita come riflessione e pensiero di sé e, “pur dandosi nella relatività dell’umano, ha, qualcosa della rivelazione”. Le rivelazioni che possiamo ascoltare attraverso la sensibilità femminile ci possono orientare verso un attenzione a sensorialità ed istinti più costruttivi. Abbiamo prestato la nostra sensorialità al commercio, esponendola troppo all’uso quasi esclusivo dell’emotività prodotta dai bassi piaceri. È per questo che l’istinto stimolato dagli attuali modelli di comunicazione è, da troppo tempo, quello collegato alle sfere inferiori e più negative del nostro inconscio. La buona comunicazione può essere definita tale solo se assume su di sé, almeno in parte, le sensibilità di ascolto estetico e viscerale della donna; la capacità di dare ascolto ai messaggi captati dall’inconscio; il suo linguaggio di istintiva verità; il suo sguardo creativo orientato alla vita; il suo abbraccio comprensivo, paziente e materno.“

Estratto da “Comunicare Mediterraneo” di Stefano Petrucci (p.341) – Logo Fausto Lupetti Editore, Bologna 2011

I due incontri previsti (21 e 22 febbraio 2012) hanno dato i frutti sperati.

I temi che sono alla base della visione e dei progetti dell’Accademia del Rinascimento, sono stati accolti con grande entusiasmo da tutte le parti interessate coinvolte: Istituzioni, Imprese, Professionisti, Artigiani, Artisti, Associazioni culturali, Formatori e Manager.

Tutti hanno dato la loro disponibilità al  contribuire al progetto. Ad oggi possiamo annoverare tra il gruppo di promotori/fondatori le imprese (che finanzieranno parte delle attività) Barbetta Srl e Meltinpot; le istituzioni Confindustria, Università del Salento, Regione Puglia, Fondazione Città del Libro, Distretto Dialogoi e Agenda 21; le associazioni culturali Officine Cantelmo, Id&a, TRL, Oikos, Next Tab, Giovane Orchestra del Salento, Sol Puglia e Zen Manger; altre imprese Oltrelinea, Novembre arredamenti, Sphera e tante altre. Molti gli artigiani di eccellenza, formatori, consulenti, manager, architetti, designer, artisti , ma anche giuristi e studenti universitari. E siamo solo all’inzio.

A giugno si avvieranno le attività. Il primo obiettivo è condividere i contenuti di questo pensiero neorinascimentale (che può cambiare il nostro modo di fare impresa secondo canoni più etici, estetici e felici) con tutti coloro che vorranno divenire i primi ambasciatori dell’Accademia, coloro cioè che sapranno contagiare positivamente il rispettivo settore di appartenenza per rigenerare gli attuali modelli imprenditoriali, manageriali e relazionali in forte degrado morale e culturale e perfino non produttivi dal punto di vista economico.

Il laboratorio continua su un gruppo FB “Accademia del Rinascimento Lecce”.

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Per darvi un’idea di ciò che è stato detto, vi riporto un articolo scritto da uno dei convenuti all’incontro del 22, l’architetto Danilo Luigi Giaffrida che sul suo blog (www.ilventredell’architetto.it) ha postato queste parole…

Lo giuro, sono arrivato alle Officine Cantelmo, a Lecce, completamente all’oscuro di tutto quello di cui si sarebbe discusso. Avevo saputo della tavola rotonda tramite un invito trovato sulla mia posta elettronica e, a dire il vero, pur conoscendo e apprezzando l’attivita del mittente, l’Associazione Id&a, il tema e i contenuti mi erano parsi ambiziosi, troppo.

Accademia e Rinascimento sono parole grosse, forti, importanti e impegnative; se poi le unisco e compongo Accademia del Rinascimento, il rischio di scivolare nella presunzione c’è, eccome, e giustifica la mia diffidenza e prevenzione nel pensare, poi decidere e infine avventurarmi a Lecce nonostante l’insistenza di un anomalo e gelido inverno per ascoltare, capire e poi giudicare.

Sul palco c’è Stefano Petrucci, di cui purtroppo so poco o nulla. Lo ascolto attentamente, elenca pieno di passione ed entusiasmo le motivazioni, le aspirazioni, gli obiettivi di questo progetto. Gli brillano gli occhi, non lo posso negare, e questo mi induce a rilassarmi. Le parole che usa sono enormi, spalancano voragini sul vuoto sociale e culturale che mi circonda, danno un po’ il capogiro. Lo ascolto sino alla fine e seppure già pervaso di entusiasmo preservo tenacemente la mia diffidenza. Quante volte ho già sentito queste parole? Mi agito, lo metto meglio a fuoco ma non scorgo chiacchiere da imbonitore. Scopro, invece, che vanta plurime e incisive incursioni nel mondo del marketing e della comunicazione, ha un blog dove racconta tutto questo e tanto altro e la sua ultima opera s’intitola “Comunicare Mediterraneo”. Come dire: c’azzecca.

Al suo fianco c’è qualcuno che, invece, conosco già, più per averne sentito parlare, tanto e bene, che direttamente. Si chiama Francesco Morace, è sociologo, è scrittore, è presidente di Future Concept Lab, ha fondato insieme a un gruppo di rappresentanti del mondo culturale, accademico e imprenditoriale italiano con lo sguardo rivolto al futuro The Renaissance Link, un’associazione con l’ambizione di diffondere una visione strategica del ruolo del Made in Italy nel mondo della cultura e dell’imprenditoria, da cui, per conseguenza logica, stanno nascendo le Accademie del Rinascimento.

Lui ha già parlato, e io me lo sono perso, ma da come scandisce il ritmo degli interventi e li commenta, capisco perché me ne hanno sempre parlato con entusiasmo. E’ preciso, tagliente, non ha esitazioni in quello che pensa e poi dice. Quello che pensa e dice è quello che lui è e fa, le due cose coincidono e quindi non fa fatica a manifestarle. La naturalezza è la cifra del suo pensiero positivo, uno scorrere fluido di pensiero e azione.

L’establishment  imprenditoriale ha la faccia di Antonio Corvino, direttore generale di Confindustria Lecce, che con padronanza di linguaggio, tempi e tecniche di seduzione porta concetti e pensieri prima in alto e lontano, tra Camus e Sartre, poi più in basso e vicino, dalle coste del Mediterraneo alle rive dello Jonio salentino dove, racconta, l’antica e spontanea ospitalità di una semplice trattoria in riva al mare incanta e seduce il grande Predrag Matvejevic e lo induce a pensare che anche quello può e deve far parte del suo Breviario Mediterraneo, che in molti abbiamo letto, amato e riletto.

Il mosaico che pian piano si compone ai miei occhi e alla mia comprensione si arricchisce di un altro e altrettanto valido tassello con il giovane, entusiasta e partecipe Alessandro Sannino, laurea italianissima ma anni di ricerca sui polimeri presso il prestigioso MIT di Boston, oggi professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento, un eloquio inevitabilmente denso di anglofonismi tecnici e il racconto divertente e pregnante di aneddoti sul primato mediterraneo del dubbio e dell’errore sui rigidi protocolli d’oltreoceano.

L’entusiasmo monta, faccio fatica a stare fermo sulla poltroncina, vorrei essere lì a raccontare di me, delle mie esperienze, della mia visione delle cose, di quanto la loro battaglia sia la mia stessa battaglia quotidiana contro l’omologazione, la rassegnazione, l’accettazione acritica di diktat e imposizioni irragionevoli, a favore della diffusione e la comprensione della bellezza, del gusto, dell’importanza della memoria, della passione e dell’amore per il proprio lavoro, del non fermarsi mai alle apparenze per arrivare sempre all’essenza profonda delle cose.

Gli interventi si sommano e si succedono rapidi, le esperienze sono le più disparate e apparentemente lontane, ma la tensione è la stessa, il linguaggio si somiglia, le parole sono note e diventano musica. Fa piacere, nel buio in cui brancoliamo,  sentire parlare di progetti, sogni, condivisioni, talenti ed eccellenze. Contributi da voci diverse, generazioni diverse, esperienze diverse da un territorio, il Salento, la Puglia, che è una tabula rasa su cui si può e si deve scrivere il futuro prima che sia troppo tardi e noi troppo stanchi.

Un signore distinto coi capelli color neve, occhialini di buon disegno e sciarpetta informale al collo presidia silenzioso il palco da quando sono arrivato. Forse ha parlato prima che arrivassi, forse non ancora. Ha ascoltato tutto con apparente distrazione, ha preso appunti e schizzato, incessantemente.  Penso con superficialità a una presenza autorevole ma non indispensabile. Alla fine, però, prende la parola e chiosa sugli interventi. Gli occhi gli s’illuminano, la voce è fresca e giovane, sembra di colpo un bambino con tutto il suo disarmante candore di fronte a una vita tutta da inventare.

Scopro che è un filosofo, si chiama Giovanni Lanzone, è direttore del Master di Business Design di Domus Academy e presidente di The Renaissance Link. Autorevole, come pensavo. Indispensabile, come erroneamente escludevo. E pure commovente. Come questo Rinascimento non più rinviabile.”

Accademie del Rinascimento

Si avviano i lavori di apertura dell’Accademia del Rinascimento a Lecce.

Con il patrocinio di: Università del Salento, Confindustria Lecce e Distretto Dialogoi.

Al via due incontri-laboratorio attraverso i quali sarà costruita la rete di collaborazioni per la fondazione dell’Accademia del Rinascimento a Lecce: la prima di una lunga serie già in programma di apertura in varie città d’Italia (Milano, Verona, Firenze, Napoli, Palermo, ecc.)

L’iniziativa si muove sulla spinta di un progetto avviato in seno a “The Renaissance Link” – Associazione per il Rinascimento Italiano (www.therenaissancelink.com) e su ispirazione del libro “Comunicare Mediterraneo” (www.comunicaremediterraneo.it) di Stefano Petrucci (imprenditore e comunicatore salentino). Contagiare il mondo con l’arte mediterranea del vivere, attraverso un’alleanza e uno scambio di saperi e di talenti, di progetti e di esperienze, di intelligenze e di vocazioni. Questa la premessa  che apre i primi due appuntamenti per la Puglia, martedì 21 e mercoledì 22 febbraio, promossi dall’associazione The Renaissance Link e della rete di Accademie del Rinascimento in Italia insieme ai promotori dell’Accademia del Rinascimento di Lecce: Gruppo Oltrelinea, Barbetta e Officine Cantelmo.  “L’incontro ha lo scopo di avviare un confronto utile ad intessere una rete locale di persone, idee, progetti, professionalità, risorse e collaborazioni per affrontare la crisi globale e per nutrire le aziende italiane di nuova linfa e nuovi valori. Abbiamo pensato che il Rinascimento, l’idea di connettere il presente a quel grande periodo della storia italiana, potesse funzionare da analogia generativa, diventando un’idea guida per questo scopo”. TRL è un’associazione che vuole mettere a fuoco i valori distintivi della qualità italiana, valori che proprio il Rinascimento ha presentato nella loro universalità: la creatività, l’innovazione, la bellezza e la sostenibilità, la ricchezza nella differenza e un forte legame con il territorio.

TRL è un’associazione che vuole mettere a fuoco i valori distintivi della qualità italiana, valori che proprio il Rinascimento ha presentato nella loro universalità: la creatività, l’innovazione, la bellezza e la sostenibilità, la ricchezza nella differenza e un forte legame con il territorio. Dialogare con questi valori non significa guardare indietro o difendere il Made in Italy, ma proporre un nuovo paradigma economico e sociale che renda possibile l’espressione virtuosa dei talenti e delle vocazioni e quindi una felicità quotidiana sostenibile per tutti.

Accademie del Rinascimento in più città di Italia, ma a partire dalla città di Lecce….

The Renaissance Link ha pensato che questo nuovo progetto dovesse partire dal Sud, proprio per le sue riconosciute criticità e valori inespressi ed in quanto il meridione e il Mediterraneo possono essere davvero una leva preziosa per una rinascita del nostro paese e della nostra economia.

I contenuti dell’Accademia di Lecce saranno orientati da tre aspetti che nella nostra visione è necessario connettere: l’umanesimo e i suoi pensieri, il talento del fare e le nuove forme dell’impresa e lo scrigno meridionale.

Il progetto umano, il nuovo umanesimo, è l’elemento essenziale senza cui anche la tecnologia più avanzata o i modelli operativi più razionali appaiono privi di significato e le imprese prive di senso. È esattamente quel che fece il Rinascimento quando usò l’Umanesimo come progetto unificante della polis, delle arti e dei mestieri.

Martedì 21 alle 19.00:

Un aperitivo tra amici, un’occasione informale in cui “the Renaissance Link” desidera incontrare Artisti, Designer, Architetti, Professionisti, Formatori, Imprenditori, Intellettuali e condividere con loro proposte sul pensiero neo-rinascimentale.

Saranno presenti i fondatori dell’Associazione “The Renaissance Link” e della rete di Accademie del Rinascimento in Italia Giovanni Lanzone, Francesco Morace e Stefano Petrucci ed i promotori dell’Accademia del Rinascimento di Lecce.

L’incontro ha lo scopo di avviare un confronto utile ad intessere una rete locale di persone, idee, progetti, professionalità, risorse e collaborazioni intorno alla costituenda Accademia.

Mercoledì 22 alle 16.00:

Una tavola rotonda pensata come un laboratorio utile a preparare il terreno sociale, imprenditoriale ed umano che potrà dar vita all’Accademia del Rinascimento. Un progetto ambizioso: quello di restituire valore e vigore alle virtù della nostra mediterraneità che, oggi più che mai, possono ispirare un nuovo rinascimento economico ed esistenziale: bellezza, etica, vocazione, sostenibilità, natura, arte, ricchezza nelle differenze, legami con il territorio ed eccellenza del fare.

Presenteranno il progetto:
Giovanni Lanzone
(Presidente TRL e Domus Academy)
Francesco Morace
(Sociologo, scrittore e CEO di Future Concept Lab)
Stefano Petrucci
(Distretto Dialogoi – Autore di “Comunicare Mediterraneo”)
Luciano Barbetta
(Imprenditore – Pres. Sez. Moda Confindustria Le)

Porteranno il loro contributo:
Alessandro Sannino
(Università del Salento)
Antonio Corvino
(Direttore generale Confindustria Lecce)
Alessandro Delli Noci (Officine Cantelmo)
Renzo Buttazzo (Petre)
Katia Manca (Oikos Sostenibile)
Claudio Prima (Giovane Orchestra del Salento)
Augusto Romano (Meltinpot)
Gino Tattolo (SOL Italy)

Claudio Pedone (Agenda 21)
Ettore Chiurazzi (Club Cultura Confindustria Bari e Bat)
Riccardo Figliolia
(Direttore Confapi Puglia – Distretto Dialogoi)
Andrea Montinari (Associazione Id&a)
Fabrizio Benvenuto
(Presidente Sez. Comunicazione Confindustria Lecce)
Daniela Mattia (Zen Manager Puglia)

Scarica l’Invito 22 febbraio

Vito e Lauretta

…”Lauretta mantenne la distanza. Una stanchezza insuperabile l’assalì. I suoi piedi erano feriti e doloranti, aveva piaghe nelle mani, ma ebbe il desiderio di sciogliersi i capelli. Si inginocchiò ai piedi di un ruscello. Bagnò il suo viso e infilò le sue dita inumidite tra i lunghi capelli. Furono movimenti lenti, ritmati. E’ così che si pettinò. E con pochi gesti il suo aspetto si rigenerò, il suo animo si preparò.“…

Qualche mese fa il Grifo Editore ha pubblicato un racconto ambientato nel 1860. La storia riguardava la nascita della Società Operaia di Lecce, ma i tre episodi che oggi vi offro parlano di un amore tra due giovani leccesi dell’epoca, quell’epoca in cui il sud veniva invaso, depredato e violentato.

Vito e Lauretta

Camminare mediterraneo

Flavia a piedi scalzi, di Tamara Triffez

Spesso mi viene chiesto quali possano essere delle opere che in concreto sappiano esprimere il senso del “comunicare mediterraneo”. Ecco, la foto di Tamara Triffez è un esempio straordinario, un concentrato di sensibilità, tecniche, simboli e finalità tipiche della forza comunicativa meridiana. I piedi della nostra amica danzatrice Flavia Sabato, portano verso l’alto i segni di un viaggio, la storia di una terra, le sensazioni del camminare mediterraneo.

L’intero viaggio lento del Sonno della Crisalide, d’altronde, è stato un grande esempio di comunicare mediterraneo, nella sua missione più costruttiva di una nuova economia felice.

Stefano

Ultima dispensa del modulo teorico-introduttivo al “Management Mediterraneo” che ha l’obiettivo di avviare un  momento di riflessione sull’attuale sistema Capitalistico, attraverso un’analisi dei nuovi modelli di sviluppo economico, apparentemente in antitesi ai sistemi tradizionali del fare economia, e attraverso la riscoperta dell’identità territoriale. Il modulo ha altresì l’obiettivo di stimolare sia a livello personale che collettivo una coscienza critica attiva nella lettura delle dinamiche socio economiche (micro e macro) le quali, nell’attuale forte discontinuità, richiedono la capacità di essere ricondotte ad elementi essenziali di valutazione. In questo percorso si contempla l’ipotesi di adattare i modelli economici e manageriali avvalendosi delle risorse e vocazioni territoriali che possono rappresentare la chiave di volta in un processo di rigenerazione economica più etica e sostenibile. Il Mediterraneo, in un cambiamento d’epoca come quello attuale, offre modelli culturali ed economici che risultano vincenti e oggetto di emulazione.

I lucidi di questa ultima dispensa sintetizzano i seguenti contenuti:

  • Il mestiere dell’imprenditore. L’impresa autentica e la libertà d’impresa: l’impresa sociale e culturale; la dimensione autentica dell’impresa; l’impresa familiare; l’impresa locale; autenticità e innovazione. L’impresa collettiva: dal metabolismo industriale a quello naturale: i rifiuti, le esternalità e l’informazione. Concetto di impresa nel Sud e nel Mediterraneo.
  • Il potenziale economico dell’etica. Modelli etici per il management politico, imprenditoriale, sociale. Arte, ingegno e saper fare manuale come piattaforma di lancio creativo.
  • Ripensare la Bellezza e la Felicità, nuovi punti di riferimento per l’innovazione. La verità e la natura come
    ispirazione creativa.
  • Dal pensiero laterale al pensiero meridiano.
  • La comunicazione costruttiva come effetto naturale dell’impresa autentica.

A presto… per altri spunti sul Management Mediterraneo.

Stefano

Ecco la sintesi delle riflessioni condotte oggi nell’ambito del corso in Management Mediterraneo all’interno del master di General Management di Aforisma.

Oggi il tema è stato l’IdentitàRiflessioni utili a definire e arricchire l’Identità non per sottolineare differenze e creare classi, ma per partecipare consapevolmente a scambi personali, culturali ed economici di valore autentico, credibile e duraturo.

A presto

Stefano

Oggi ad Aforisma (scuola di alta formazione), nell’ambito del master di General Management ha avuto inizio il corso di “Management Mediterraneo” (ex “Comunicare Mediterraneo”). Ringrazio Aforisma per il coraggio delle idee e per avermi dato l’opportunità di avviare un nuovo paradigma manageriale, in cui marketing e comunicazione possono mutare finalità e soprattutto assumere metodologie più in sintonia con i mutamenti attuali e con la natura mediterranea delle nostre vita personali, imprenditoriali e professionali.

Qui la condivisione delle diapositive che sintetizzano questa prima tappa di riflessioni

Alla prossima

Stefano

Viaggio Lento nel Salento

Domani, da buon viandante, parto per un viaggio lento nel Salento. Ringrazio Oikos Sostenibile e Katia Manca per questo fantastico invito. Sarò l’ombra scrivente di un gruppo di viandanti artisti, musicisti e …di chiunque si vorrà unire!

…ecco il nostro viaggio:

locandina il sonno della crisalide

Il Sonno della Crisalide
Workshop sul Movimento Lento
Dal 25 al 27 novembre parte un nuovo viaggio a piedi per i viandanti del movimento lento. Dopo aver attraversato a giugno scorso le sei province pugliesi con l’obiettivo di conoscere, sperimentare e diffondere buone pratiche di sostenibilità, questa volta il viaggio dei viandanti lenti diventa un laboratorio a cielo aperto: Il Sonno della Crisalide, workshop sul Movimento Lento. Il workshop si svilupperà nella provincia di Lecce ed è rivolto agli attori, siano essi imprenditori, associazioni o amministratori, che si occupano di sviluppo locale in chiave sostenibile, come risultato della valorizzazione integrata del patrimonio complessivo di natura ecologica oltre che economica e sociale. Il progetto di Katia Manca è promosso da Oikosredazione nomade, sostenuto dell’assessorato alle Infrastrutture strategiche e Mobilità della Regione Puglia in collaborazione con le Ferrovie del SudEst.
“Riteniamo dice Katia Manca – che gli obiettivi di sviluppo degli attori locali possano sostanziarsi in politiche e strategie efficaci quanto più facciamo riferimento ad una visione partecipata dello sviluppo e aderiscano ad una adeguata lettura del territorio e delle sue risorse. Il workshop si prefigge di offrire alcune riflessioni e alcuni esempi pratici per uno sviluppo del territorio in chiave sostenibile. Nello specifico, ho pensato di dar vita – continua Manca – ad un percorso d’arte in cui, attraverso installazioni e performance artistiche e concettuali, si possa porre l’accento sul capitale sociale che costituisce la lente interpretativa e trasformativa del patrimonio territoriale; sistema di relazioni, conoscenze, fiducia. Insieme e lentamente - conclude la curatrice del percorso – proveremo a definire ipotesi di percorsi di sviluppo innovativi, perché non è solo importante individuare ed analizzare i vincoli e le opportunità relativi ai beni esistenti a livello territoriale, ma è necessario altresì individuare quale valore viene loro attribuito dagli attori, perché è su questo che si fondano le politiche, le strategie e i progetti che la società locale individua”.
Per la realizzazione del workshop sono state individuate persone  che conoscono le comunità di riferimento e che possano testimoniare le memorie dei propri luoghi dando visibilità alle molteplici narrazioni e alle relazioni presenti nelle comunità dove il gruppo dei viandanti si troverà ad operare. Ciò consente di negoziare un primo ingresso all’interno delle comunità e di stabilire reciproche relazioni significative che diano senso al passaggio dei viandanti instaurando un dialogo tra viandanti, attori locali e comunità. All’interno del workshop sarà incentivata la pratica di scambio simbolico ottenendo in cambio ospitalità e cibo. Sarà quindi incoraggiata la pratica di donare/scambiare oggetti durante il viaggio sia tra viandanti sia tra viandanti e comunità (oggetti di riciclo, canzoni, poesie, scritture, ecc. ). Ai camminatori lenti doneranno ospitalità e ristoro: Masseria Stali di Caprarica di Lecce, Convento dei monaci Cistercensi di Martano, Fondazione Le Costantine di Casamassella.

Il progetto del movimento lento è basato sulla lentezza dell’osservazione, sulla conoscenza del territorio come pratica di ascolto, nell’esperienza di incontro e negoziazione con la comunità, sull’apertura a una pluralità di storie, esperienze, biografie, luoghi vissuti cui dar voce in una polifonia che favorisce spazi di partecipazione, di intercultura, di inclusione sociale, di auto-promozione. Il Movimento Lento intende inoltre differenziarsi dai numerosi tour esotici e dai racconti auto-refenziali basati sulla velocità dello sguardo, sulla mercificazione e folklorizzazione dei luoghi, delle persone. Un viaggio lento che in alcuni giorni sarà aperto a tutti tra racconti, musica, cibo e buon vino.
Percorso:
Tre giorni di cammino a piedi, in treno, in bici e con l’asino, da Lecce ad Otranto. Un percorso d’arte condiviso insieme agli abitanti del posto (associazioni, movimenti, aziende, comuni). Si parte da Lecce alle 10 in treno venerdì 25 con la Rete dei Caselli e le sue Storie Mobili, idea di Rossana Lombardi ed Elisabetta Patera,un viaggio attraverso la narrazione che rende vive le storie in presenza di un pubblico mutevole e si  offre a letture diverse, in un movimento che investe lo spazio e le persone. Nello stesso giorno alle ore 18 presso il Nuovo Cinema Elio di Calimera ci sarà il primo appuntamento pubblico della Giovane Orchestra del Salento, direzione artistica a cura dell’organettista Claudio Prima. Mentre sabato 26 dalle ore 10 gli amanti della sostenibilità (associazioni,artigiani,artisti,aziende agricole)daranno vita al “Mercato Medievale, poco prima del Rinascimento” riappropriandosi di un vecchio tratturo nelle vicinanze della masseria Pietru Susciu a Martano. Da Lecce si può raggiungere il Mercato in bici insieme all’associazione Ruotando e Murgiambiente. Sull’intero percorso ci saranno installazioni e performance artistiche e concettuali che segneranno il passo lento dei viandanti. Come la Groove Machine di Dario Rizzello o Fossili nel Presente di Alessandro Sicuro e Mario Ligorio. Pietre posizionate lungo il percorso su cui sarà scolpito un codice QR,  codice a barre bidimensionale, come traccia indelebile che racconta del cammino lento. Il codice potrà essere decodificato dalle applicazioni smartphone e Iphone restituendo delle informazioni multimediali per chi un giorno vorrà ripercorrere lo stesso viaggio dei viandanti del movimento lento. Ed ancora con le lanterne si raggiungerà il bosco della Mandra a Calimera per  KataJungle di Luca Provenzano, circo-teatro. Viaggio de Leuca con Luigi Lezzi e Stefania Miscuglio.
I viandanti del workshop saranno 15 (a rotazione):
Alessandro Sicuro, fotografo,Anna Cirignola, consulente culturale, Antonio Lia, presidente del Gal Capo di Leuca, Caterina Mongiò,regista, Cosimo Durante, presidente del Gal Terra d’Arneo, Cristina Mastria, musicista, Elisabetta Patera, comunicazione nomade, Gianluigi Cesari, ricercatore Iamb (Istituto Agronomico Mediterraneo Bari), Guendalina Salini, artista, Katia Manca, guida lenta, Nadia Fortunatodell’agenzia regionale del turismo,sede di Lecce, Salvatore Cifarelli, tecnico ricerca esplorazione Biodiversità Cnr, Sidonio Margiotta, musicista, Stefano Petrucci, scrittore, Tamara Triffez, fotografa, Toti Semeraro, architetto artista, Vincenza Magnolo, musicista, Vito Ferrante, dirigente alla mobilità della Regione Puglia.
Ciascun viandante avrà il proprio fagotto di iuta, realizzato da Teresa Leggeri in collaborazione con Rossana Lombardi. La iuta è quella utilizzata dalle tabacchine nell’ex Tabacchificio dell’Arneo.
Mentre giovedì 8 dicembre presso l’ex Tabacchificio, laboratorio di Arte e Architettura
Contrada Pisello, San Pietro in Lama (Le),via Enzo Ferrari,  è prevista la festa di celebrazione al viaggio in cui saranno installate le opere degli artisti del movimento lento.
Segui e partecipa al viaggio:

Settembre 2008, poco prima della crisi finanziaria USA, durante i lavori di Ring 2008, mi veniva chiesto su cosa l’Italia dovesse agire per riprendere la crescita.

Ora, 13 novembre 2011, risponderei allo stesso modo ma con qualche speranza in più: …meritocrazia!

Sul fondamento della meritocrazia e della giustizia ora, però, vanno innestati nuovi modelli economici ed esistenziali: è la natura che deve ispirarci.

A tal proposito il Sud ed il Mediterraneo hanno qualcosa di importante da dirci.

… il video: Euronews intervista Stefano Petrucci 2008

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